I fondamenti pedagogici ed educativi della catechesi
Relazione del Prof. Pompeo Fabio Mancini
1. CATECHESI E SCIENZE DELL’EDUCAZIONE
Prima di essere una forma di annuncio della Parola e della fede, la catechesi può considerarsi un’esperienza educativa in senso proprio e autentico?
“Insieme alla fedeltà al messaggio della fede, il catechista è chiamato a conoscere l’uomo concreto e il contesto socio-culturale in cui vive. [...] A questa conoscenza perviene per mezzo dell’esperienza e del ritorno riflessivo su di essa, ma anche grazie al prezioso contributo delle scienze umane. Tra queste, sono da tenere in adeguata considerazione la psicologia, la sociologia, la pedagogia, le scienze dell’educazione, della formazione e della comunicazione. La Chiesa si sente invitata a confrontarsi con queste scienze per il valido apporto che possono fornire sia alla formazione dei catechisti che alla stessa azione catechistica. Teologia e scienze umane, infatti, possono arricchirsi reciprocamente”. (DC n.146)
In tal caso è necessaria una riflessione sulla relazione tra la catechesi e le scienze umane (pedagogia, psicologia, sociologia, scienze dell’educazione e della comunicazione).
“La catechesi è un’azione essenzialmente educativa. Essa si è sempre realizzata nella fedeltà alla Parola di Dio e nell’attenzione e interazione con le prassi educative della cultura. Grazie alle ricerche e alle riflessioni delle scienze umane sono sorte teorie, approcci e modelli che rinnovano profondamente la prassi educativa e danno un apporto significativo per una conoscenza approfondita dell’uomo, delle relazioni umane, della società, della storia. Il loro contributo è irrinunciabile. Specialmente la pedagogia e la didattica arricchiscono i processi educativi della catechesi”. (DC n.180)
2. CATECHESI E PEDAGOGIA
Se la catechesi necessita di un rapporto di scambio con le scienze umane, che rapporto c’è tra la Catechesi e la Pedagogia?
“La Rivelazione è la grande opera educativa di Dio. In effetti, può essere interpretata anche in chiave pedagogica. In essa ritroviamo gli elementi caratteristici che possono condurre a identificare una pedagogia divina, capace di ispirare profondamente l’azione educativa della Chiesa. Anche la catechesi si pone sulle tracce della pedagogia di Dio”. (DC n.157)
La pedagogia di Dio e la Sua azione educativa consentono, mediante la catechesi, di intraprendere il cammino di crescita e di maturazione di una coscienza (adulta) della vita di fede.
“La catechesi, pertanto, si configura come un processo che consente la maturità della fede attraverso il rispetto dell’itinerario di ogni singolo credente. La catechesi è, dunque, pedagogia in atto della fede che svolge un’opera insieme di iniziazione, educazione e insegnamento, avendo sempre ben chiara l’unità tra il contenuto e la modalità con la quale esso viene trasmesso”. (DC n.166)
In questo senso l’educazione promossa dall’evangelizzazione non è un indottrinamento ideologico che costruisce un modello di umanità perfetta; non è una teoria che da applicare per diventare cristiani bravi. L’educazione promossa dal processo di evangelizzazione è finalizzato alla formazione della persona, adulto nella fede e quindi nella vita cristiana, in quanto la fede è la Verità sull’essere umano rivelata da Dio attraverso Suo figlio. Pertanto, la catechesi ha un valore antropologico fortemente educativo secondo il principio evangelizza educando ed educa evangelizzando. Il legame tra evangelizzazione ed educazione è costitutivo perché l’annuncio è un’esperienza di crescita e di maturazione della persona, adulto nella fede, e quindi propriamente educativa e formativa. Al contempo, invece, l’educazione trova compimento e fine nel processo di maturazione e formazione di una coscienza cristiana personale adulta, consapevole e responsabile attraverso la conoscenza e l’esperienza di fede.
“La catechesi deve evitare di identificare l’agire salvifico di Dio con l’azione pedagogica umana; come pure, è attenta a non separare o contrapporre tali processi. Nella logica dell’incarnazione, la fedeltà a Dio e la fedeltà all’uomo si implicano profondamente. Si tenga conto, perciò, che l’ispirazione di fede, di per sé, aiuta una corretta valorizzazione degli apporti delle scienze umane. Gli approcci e le tecniche elaborati dalle scienze umane hanno valore nella misura in cui si pongono al servizio della trasmissione e dell’educazione della fede. La fede riconosce l’autonomia delle realtà temporali e anche delle scienze e rispetta le loro logiche che, se autentiche, sono aperte alla verità dell’umano”.(D.C. n. 181)
3. PEDAGOGIA, EDUCAZIONE E FORMAZIONE: TRE DIMENSIONI DELL’UMANO
È necessario chiarire e risemantizzare i significati e gli ambiti delle dimensioni pedagogiche.
Pedagogia. Il termine deriva dal greco παιδαγογια, da παιδος (paidos) «il bambino» e αγω «guidare, condurre, accompagnare». Nell'antichità, il pedagogo era uno schiavo che accompagnava il bambino a scuola, portandogli il materiale, facendogli pure ripetere le lezioni e seguendolo nell'esecuzione dei compiti. La pedagogia è la scienza che studia i processi educativi nella duplice accezione di trasmissione e trasformazione culturale, e la qualità delle relazioni interpersonali che le rende possibili. La pedagogia è la scienza generale della formazione e dell'educazione dell'uomo ed intesa come riflessione ‘teorica’ sull’educazione. Quest’ultima, invece, è intesa come ‘prassi’ o meglio come sapere pratico. La circolarità tra il piano della prassi e quello della teoria è un elemento costitutivo della dimensione sistemica della pedagogia. Ogni evento educativo è pedagogico ed ogni esperienza che ha valore pedagogica è educativa.
Nonostante questo significato, che potrebbe apparire statico, in realtà la pedagogia rimanda ad un’idea dinamica connessa a due movimenti del pedagogo, schiavo accompagnatore del bambino: “andare verso” (la scuola, il luogo dei saperi formalizzati) e l’ “accompagnare” (la cura e la relazione).
Educazione. Ha tre profili: educazione come ‘istruzione’, come ‘umanizzazione’ e come ‘esperienza educativa’.
Il primo profilo fa riferimento ad un’idea laica, progressista e scientifica di educazione; il secondo ad una concezione cattolico-personalista; e infine la terza ad un’idea vicina al problematicismo, alla fenomenologia e all’ermeneutica.
Consideriamo l’educazione come umanizzazione e come esperienza educativa.
L’educazione come umanizzazione trova il suo significato nell’ambito dell’indirizzo personalista cattolico (Flores d’Arcais). Vi è implicita l’idea di sviluppo globale e integrale della persona sul piano ontologico e axiologico e considera l’educazione secondo due significati desunti dalla Scienza Nuova di Vico: ‘educere’ (dal lat. e - ducere: trarre fuori) ed ‘educare’.
Il primo significato è un movimento dall’interno verso l’esterno, vale a dire “trarre fuori”dal soggetto le sue potenzialità, i suoi talenti e soprattutto il principio e la fine del proprio percorso di sviluppo. E come se l’anima si educa traendo tutto da sé, manifestando a pieno la propria innata umanità. In questa idea di educazione viene valorizzato in modo la persona destinataria di contenuti che assumono prioritariamente ed essenzialmente un carattere valoriale. Diventare persona in senso integrale, globale e nella sua interezza (corpo, mente, psiche e spirito) è il fine del processo educativo e questo presuppone un sistema di valori e principi che reggono il percorso educativo. La catechesi consente questo processo alla luce dei contenuti e delle esperienze di fede mediante l’annuncio della Parola.
Il secondo significato è quello intensivo di “educare” inteso come ‘sostenere’, ‘guidare’, ‘curare’, ‘supportare’ ed esprime il dinamismo che va dall’esterno verso l’interno della persona mediante una sapiente opera di accompagnamento nella crescita e nello sviluppo del percorso di vita. In questo senso i due processi di ‘educere’ ed ‘educare’ sono complementari e ricorsivi nell’esperienza umana ed in particolare catechistica. Il catechista educe ed educa.
L’educazione come esperienza educativa è una dimensione costitutiva per educare e per trarre delle riflessioni teoriche sull’educazione (pedagogiche). Perche è importante l’esperienza nel processo educativo? Perché le persone in situazione esperienziale assegnano senso agli eventi educativi che, in questo modo non hanno valore in sé, ma lo acquistano in virtù della loro ricaduta sul vissuto dei soggetti. E nell’esperienza educativa, grande importanza assumono la ‘relazione interpersonale’ e la ‘trasmissione culturale’ nelle forme e nei modi propri richiesti dall’esperienza. Pensare i fatti educativi in termini relazionali significa partire dal presupposto che l’identità dell’individuo si dà nella relazione con gli altri. E che pertanto ogni esperienza umana è incomprensibile prescindendo dalla dimensione relazionale all’interno di una complessa rete di rapporti. In questo senso la catechesi dovrebbe essere un’esperienza educativa che abbia valore (cristiano) per i vissuti delle persone al fine maturare una coscienza cristiana in sintonia con le fasi di crescita e di sviluppo personale.
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Formazione. È il processo generale di sviluppo e costruzione dell’identità, della personalità, della cultura, e quindi in un certo senso implica l’attualizzazione (Forma aristotelica: atto, attuazione) di una potenzialità presente nell’individuo. In senso propriamente metafisico e teologico, questo significa rendere esplicita una forma originaria e si riferisce alla persona nel suo essere e nel suo divenire uomo, secondo una prospettiva personalistica.
Questo significato pedagogico è alla base del dinamismo dell’annuncio e della catechesi, infatti il Direttorio dice espressamente:
“La formazione è un processo permanente che, sotto la guida dello Spirito e nel grembo vivo della comunità cristiana, aiuta il battezzato a prendere forma, a svelare cioè la sua identità più profonda che è quella di figlio di Dio in relazione di comunione profonda con gli altri fratelli. L’opera formativa agisce come una trasformazione della persona, che interiorizza esistenzialmente il messaggio evangelico, di modo che questo possa essere luce e orientamento per la sua vita e missione ecclesiale. È un processo che, avvenendo nell’intimo del catechista, tocca profondamente la sua libertà e non può essere ridotto soltanto a istruzione, a esortazione morale o ad aggiornamento di tecniche pastorali. La formazione, che si avvale anche di competenze umane, è in primo luogo un sapiente lavoro di apertura allo Spirito di Dio che, grazie alla disponibilità dei soggetti e alla premura materna della comunità, conforma i battezzati a Gesù Cristo, plasmando nel loro cuore il suo volto di Figlio, mandato dal Padre ad annunciare ai poveri il messaggio della salvezza”. (DC n.131)
Dunque la catechesi e il catechista contribuiscono alla formazione della coscienza personale cristiana attraverso l’educazione e questa duplice azione, del ‘formare’ e dell’ ‘educare’ (nel doppio significato), ha un valore pedagogico.
Ne consegue che la catechesi ha un valore formativo e al contempo necessita di uno stile formativo per il catechista basato su tre dimensioni: il sapere, il saper fare e il saper essere che implica necessariamente il saper essere con gli altri.
“La formazione del catechista comprende diverse dimensioni. Quella più profonda fa riferimento all’essere catechista, ancor prima del fare il catechista. La formazione, infatti, lo aiuta a maturare come persona, come credente e come apostolo. Questa dimensione è oggi declinata anche con l’accezione del saper essere con, che evidenzia quanto l’identità personale sia sempre un’identità relazionale. Inoltre, perché il catechista svolga adeguatamente il suo compito, la formazione sarà attenta anche alla dimensione del sapere, che implica una doppia fedeltà al messaggio e alla persona nel contesto in cui vive. Infine, essendo la catechesi un atto comunicativo ed educativo, la formazione non trascurerà la dimensione del saper fare”. (DC n. 136)
4. I CRITERI DELLA FORMAZIONE DELLA CATECHESI E PER LA CATECHESI
I catechisti nella loro opera di annuncio svolgono un ruolo educativo e formativo importantissimo per il quale essi devono essere formati per il loro servizio e il loro ministero con spirito di coerenza alla vita di fede e con competenza pedagogica.
“Nella formazione dei catechisti occorre tenere presenti alcuni criteri [...]
a. Spiritualità missionaria ed evangelizzatrice: in tutto il processo formativo è vitale che si respiri la centralità dell’esperienza spirituale in prospettiva missionaria. [...] Questa spiritualità missionaria, intesa come incontro con gli altri, impegno nel mondo e passione per l’evangelizzazione, alimenta la vita del catechista e salva dall’individualismo, dall’intimismo, dalla crisi d’identità e dal calo del fervore.
b. Catechesi come formazione integrale: si tratta di «formare catechisti perché siano in grado di trasmettere non solo un insegnamento, ma anche una formazione cristiana integrale, sviluppando “compiti di iniziazione, di educazione e di insegnamento”. Occorrono catechisti che siano, a un tempo, maestri, educatori e testimoni». [...]
c. Stile dell’accompagnamento: la Chiesa sente il dovere di formare i suoi catechisti all’arte dell’accompagnamento personale, sia proponendo loro l’esperienza dell’essere accompagnati per crescere nel discepolato sia abilitandoli e inviandoli ad accompagnare i fratelli. Questo stile chiede un’umile disponibilità a lasciarsi toccare dalle domande e interpellare dalle situazioni della vita, con uno sguardo pieno di compassione, ma anche rispettoso della libertà altrui. [...]
e. Prospettiva della docibilitas e dell’autoformazione: le scienze della formazione indicano alcuni atteggiamenti come condizione per un fruttuoso percorso formativo. Innanzitutto, è necessario che il catechista maturi la docibilitas, cioè la disposizione a lasciarsi toccare dalla grazia, dalla vita, dalle persone in un atteggiamento sereno e positivo nei confronti della realtà per imparare ad imparare. Inoltre, la disponibilità all’autoformazione è ciò che abilita il catechista a far proprio un metodo formativo e a saperlo applicare a sé e al proprio servizio ecclesiale.
f. Dinamica del laboratorio nel contesto di gruppo, come pratica formativa in cui la fede si impara facendo, valorizzando cioè il vissuto, gli apporti e le riformulazioni di ciascuno, in vista di un apprendimento trasformativo”. (DC n. 135)
5. I FONDAMENTI PEDAGOGICI ED EDUCATIVI DELLA CATECHESI: CURA, AUTONOMIA, LIBERTÀ, SCELTA E RELAZIONE
Cura – La cura è un orientamento dell’essere che consente all’anima di trovare il suo orizzonte in una relazione in cui qualcuno assume la responsabilità di favorire la crescita dell’altro. Aver cura è nella sua essenza sostenere il desiderio dell’altro a esistere pienamente. L’avere cura si esprime innanzitutto nel sapere attivare una piena attenzione: ascoltare, vedere, sentire ciò che l’altro cerca di comunicare. La “dislocazione motivazionale” verso l’altro consiste nel mettere tra parentesi le proprie attuali preoccupazioni e le proprie cornici di riferimento per considerare il punto di vista dell’altro e da lì cercare di comprendere il vissuto, così da assumere il suo orientamento di pensiero come punto di partenza per le decisioni circa la direzione da imprimere all’azione di cura. L’essere capaci di ricettività e di dislocazione motivazionale si esprime nel saper mettere tra parentesi il proprio sé per accogliere l’appello dell’altro. Il tratto distintivo del modo di essere di chi ha cura dell’altro è la disponibilità all’altro, cioè il rendere disponibile sé, le proprie risorse cognitive e affettive, relazionali e materiali al fine di realizzare il poter essere dell’altro.
In questo senso l’educazione è cura e la catechesi nel suo aspetto profondamente educativo è cura mediante cui si interpella l’altro, lo si chiama a situarsi con consapevolezza nell’esistenza (cristiana), a coltivare il desiderio di esistere (cristianamente), cioè di realizzare la pienezza di ciò che si può essere. In questo senso quella dell’educatore è una presenza che comporta anche un ritrarsi, perché non si tratta di indicare all’altro quale sentiero deve percorrere, ma di sostenerlo nello sforzo di interrogarsi e di ascoltarsi per capire verso quale cammino lo attrae il proprio cuore e poi scegliere quello con tutte le forze nel tentativo di realizzare pienamente la sua “singolarità”, direbbe Garcia Hoz, che consente ad ogni persona di cogliersi come unica e irripetibile, oltre che differente, rispetto agli altri, in grado di essere consapevole delle propri valori, delle proprie potenzialità e risorse che le permettono di diventare quel singolo che ognuno di noi è.
Autonomia – Un altro fondamento pedagogico della catechesi è l’autonomia nel senso etimologico del termine (autòs: se stesso; nòmos: regola, norma), il governo di sé, l’autogoverno, che consente alla persona di darsi norme, regole, che orientino la vita, la libertà e quindi le scelte. Il governo di sé è dinamismo educativo che accompagna e caratterizza l’interiore processo di miglioramento, perfezionamento, arricchimento personale, quale segno di attestazione di una personalità arricchita nelle capacità personali, nella partecipazione alla vita comunitaria e nell’interazione personale. L’autonomia implica una duplice processualità, che è propria della catechesi: un processo integrato di maturità globale e un processo differenziato di maturità morale, etica e sociale e culturale. Mentre avviene la progressiva integrazione dei diversi aspetti di maturità fisica, mentale, affettiva, sociale, morale, civile, personale, religiosa va al contempo sostenuta e accompagnata la progressiva capacità di connettere in modo sistemico i valori personali e culturali con i fini delle attività e degli impegni, adeguando l’agire e gli impegni alle relative responsabilità. Quindi l’autonomia diventa la capacità della persona di governare se stessa in relazione ai valori, alle scelte, agli impegni e alle responsabilità connesse. E questo è un traguardo formativo continuo che rende la persona aperta alla dimensione dell’adultità. Il governo di sé, dunque, accompagna l’idea di un soggetto in grado di agire secondo quanto è buono per sé e per gli altri, e sottolinea il senso teleologico del divenire se stessi facendosi sensibili a ciò che è bene e male, ricercando ciò che conviene e ciò che sia giusto evitare: prendere possesso di se stessi significa guadare la singolarissima abilità di imporre direzioni all’agire, di valutare le stesse direzioni in maniera forte; è saper rispondere della propria persona, saper scegliere, sapersi dare delle regole per conoscere e per agire, essere capaci di avere responsabilità delle proprie azioni.
Libertà - L’altro fondamento educativo della catechesi è la libertà che consente la maturazione dell’autonomia e della responsabilità della persona in senso cristiano. La libertà non è da intendersi come assenza di regole e norme; come “liberta da” vincoli, valori e responsabilità. La libertà non finalizzata, totalmente libera da condizioni storiche e valutazioni del bene necessario, contraddice se stessa e inibisce ogni opzione di responsabilità. L’autentica libertà, invece, nel suo significato positivo, è “liberta di” e “libertà per” connessa all’autodeterminazione della persona di porre a se stessa i valori come orientamenti dell’agire e delle scelte con le conseguenti responsabilità. Essere liberi, dunque, implica autonomia di scelte e decisioni sulla base degli autentici valori (evangelici) che liberano l’uomo dalle false credenze, dai pregiudizi e dal peccato quest’ultimo inteso come falsa coscienza di sé, del mondo, degli altri e di Dio. La libertà autentica è il potere che autodetermina, guida la volontà, risponde del valore delle scelte, si pone all’origine dell’esperienza di autosufficienza, esprimendo contemporaneamente limiti e possibilità: il soggetto libero vive il suo cammino di maturità, accompagnato con cura, imparando a non giustificare qualunque contenuto di scelta e ricomponendo le esperienze in una sintesi superiore.
La libertà autentica consente anche di maturare e formare un’autentica coscienza (cristiana), centro di percezione del mondo, di tutti i messaggi interni ed esterni, di decisione e di avvio di tutti i comportamenti attraverso i quali ognuno costruisce la propria identità. La coscienza si attua continuamente nella libertà decisionale, chiama a realizzarsi attraverso scelte e decisioni: la sua funzione interessa tutta l’esistenza e, in quanto dominio dei contenuti psichici (pensieri, sentimenti, emozioni), non è mai passiva, è attiva, dinamica, elabora i dati dell’esperienza, orienta nelle possibilità dell’esistenza. Essa diventa il luogo di valutazione morale quando la persona ha costruito dentro di essa un sistema di valoriale per il bene umano e per il male umano: quando cioè è in grado di decidere autonomamente un bene da compiere per realizzare la propria identità in modo autentico e un male da evitare. In questo senso la maturazione della coscienza richiede tutta la vita ed è sempre qualcosa di profondamente personale, correlata alle proposte di coerenza tra il proprio comportamento e l’orizzonte di scelte ricevute nei contesti di vita. Quindi la coscienza non è chiusa in se stessa ma è apertura nella relazione con se stessi, con gli altri con il mondo e con Dio. Quest’ultima, l’apertura alla trascendenza, costituisce il coronamento ma anche il fondamento della vita relazionale.
Infine la libertà autentica si esprime nelle virtù, disposizioni stabili di chi mostra d’essere completamente presente in quello che fa, di chi stabilmente impara a ricondurre gli aspetti della propria persona a convivere il più possibile in armonia. In questo senso la catechesi è un’educazione alla libertà attraverso le virtù (cristiane) in un itinerario di responsabilizzazione di sé e per gli altri, ove l’intenzionalità buona si coniuga con il mondo dei valori e si apre creativamente alla complessità dei vissuti: avere pieno possesso di sé è anche formarsi come uomo virtuoso, capace di orientarsi positivamente e in modo autonomo verso il bene, capace di farsi esempio ad agir bene, rendendo coerente lo stile di vita con l’annuncio e il vissuto di fede.
Scelta – La scelta è un altro fondamento educativo della catechesi intesa proprio come educazione alle scelte (cristiane) in coerenza con la Parola e con il proprio vissuto di fede. La scelta implica una vera e propria progettazione esistenziale che si realizza con l’orientamento del soggetto rivolto ad elaborare, vagliare e unificare aspirazioni, criteri di valore e obiettivi non in funzione dell’attuale (esistente) ma in funzione del possibile (dell’esistenziale); ipotizzabile dall’immaginazione e inserito un processo in cui il soggetto è storicamente inserito e proiettato verso il futuro. La scelta, dunque, è l’atto decisionale e consapevole volto ad individuare la direzione verso la quale muovere i propri passi per la realizzazione di sé; è l’opzione fondamentale del sé sottoposta all’autonomia, alla libertà e alla responsabilità che conferiscono alla scelta il carattere della irreversibilità. La scelta, inoltre, richiede l’esercizio di una libertà senza restrizioni e il riferimento ad una norma. Libertà e responsabilità procedono di pari passo nella scelta e la persona, se opportunamente sostenuta e accompagnata da azioni educative, diventa protagonista delle proprie scelte e l’artefice del proprio progetto esistenziale. In questo senso la scelta richiede, così come la catechesi rappresenta :
Un processo continuo che accompagna la persona lungo tutto l’arco della sua vita;
Un processo di sviluppo auspicabilmente irreversibile che proceda dalla dipendenza verso l’autonomia, dall’egocentrismo al comportamento generativo;
Un processo che tenda alla maturazione della persona
Un processo di attenzione e cura nei momenti critici dello sviluppo personale e delle scelte di vita.
Relazione – Infine un ulteriore fondamento pedagogico - educativo della catechesi, come cura, educazione e sviluppo di un’ autentica coscienza cristiana, è la relazione. La catechesi è un’esperienza di relazione e di educazione alla relazione. La relazione affonda le proprie radici nell’ascolto e nel dialogo; ascolto inteso non come semplice sentire ma sentire con la coscienza, con il cuore, cercando cogliere i bisogni e le richieste esistenziali dell’altro in ogni fascia d’età e in tutte le forme. Nell’incontro e nella comunicazione, gli uomini e le donne “diventano persone”, sia aprono all’altro nel tentativo di stabilire una relazione umana interpersonale in grado di formare l’identità e manifestare al contempo una cultura comune. La relazione educativa ha luogo nello spazio dialogico e intersoggettivo dove è possibile l’interscambio tra essere ed essere, dove si estende il regno dell’interumano. La vita personale individuale è connessa intimamente e socialmente con quella degli altri ed in questo sistema di relazioni avviene la crescita, lo sviluppo e la maturazione della persona, della solidarietà e la risposta ad un appello, all’interpellanza di senso della propria e dell’altrui vita. Ogni dialogo (catechetico) porta con sé un’esigenza etica che spinge la persona a condividere la situazione dell’altro senza sfruttamenti e strumentalizzazioni; la relazione autentica richiede di decentrarsi temporaneamente dal proprio io per ascoltare l’altro nella propria coscienza. In questo senso la relazione autentica richiede un atteggiamento empatico che secondo Martin Buber richiede di accogliere nel nostro Io il Tu che ci appartiene, l’altro con tutto il suo vissuto e che attende di vivere, nell’annuncio della Parola e nella catechesi, quell’esperienza (cristiana) che rischiari l’orizzonte di senso della propria vita. Così la relazione è vitale per il processo di crescita e di presa di coscienza delle sfide e delle responsabilità della vita cristiana nella sua pienezza e bellezza. La relazione costituisce il contesto (Setting) in cui il soggetto può proiettarsi con intenzionalità nel futuro consapevole e come dice Romano Guardini “l’incontro è l’origine di tale processo di autorealizzazione – per lo meno può diventarlo. È il momento in cui ciò che si fa incontro rivolge un iniziale suggerimento, attraverso il quale colui che ne è stato colpito viene chiamato fuori dall’immediatezza del proprio essere e invitato ad allontanarsi da sé per inoltrasi in ciò che chiama”.
Affinché ciò avvenga è necessario costruire un rapporto educativo improntato sulla reciprocità nel quale educatore ed educando scoprono che ciascuno nella sua irripetibilità è portatore di un dono e di una differenza insostituibile con i quali scoprire in modo incessante il perché dell’agire. Si tratta di pensare la catechesi come educazione alla luce dell’antropologia della condivisione incentrata sul ruolo fondamentale della gratuità nel percorso educativo del soggetto e nelle relazioni interpersonali che lo sostengono. Educarsi mentre si educa, essere disponibili a lasciarsi sollecitare dall’altro e vivere l’evento educativo (e della catechesi) come momento generativo e non solo trasmissivo. Il catechista si educa mentre educa; è disposto a lasciarsi educare dalle sollecitazioni dell’altro che contribuisce a rendere la relazione una esperienza di reciprocità in cui l’umiltà educativa induce l’educatore a riconoscere l’altro non solo destinatario dell’annuncio, ma promotore attivo mediante la sua esperienza di vita e in relazione dei significati che egli attribuisce alla sua esperienza di fede. In altre parole, come dice Mario Pollo, questo significa che l’educatore (catechista) evolve solo se aiuta i giovani ad evolvere.
6. PERSONALIZZARE LA CATECHESI O LA CATECHESI PERSONALIZZA : UNA SFIDA EDUCATIVA
La catechesi è l’esperienza educativa e formativa che ha valore pedagogico ed esistenziale fondamentale per l’umano e per la crescita della persona. Pertanto è possibile individuare quattro livelli del valore educativo e formativo della catechesi per “diventare persone” e maturare una coscienza cristiana in relazione all’età:
la “posizione dativa”, il semplice esistere sulla base di scambi che avvengono tra ruoli predefiniti, in cui ognuno è nella misura in cui risponde ad un ruolo per il quale viene riconosciuto ed esiste socialmente e culturalmente;
la “posizione propositiva” in cui la persona si propone e aderisce ad un progetto personale di vita o sociale;
“posizione partecipativa” in cui la persona non solo propone ma si rende protagonista attiva dei processi educativi;
infine la “posizione prospettica” in cui la persona elabora una prospettiva esistenziale personale del proprio progetto di vita sulla base della cura ricevuta, dell’autonomia acquisita, della libertà assunta, della responsabilità manifestata e della relazione vissuta.
In questo modo la persona si orienta verso una significativa autorealizzazione in ordine ai valori condivisi o partecipati in grado di vivere la gratuità, il servizio e l’oblatività come atteggiamenti generativi e costitutivi del l’essere persona in senso propriamente cristiano e identificandoli con i caratteri propri di una coscienza di fede matura. Affinché si possa giungere ad una maturazione personale prospettica è necessario che colui o colei che educa (catechista) possegga ‘disposizioni’ e ‘disponibilità’, non sempre scontate in ambito catechistico o ecclesiale, all’incontro, all’ascolto, al dialogo, tratti di personalità mature, capaci di autenticità, coerenza, equilibrio socio-affettivo, di autorevolezza educativa e flessibilità, di responsabilità, di comprensione, di solidarietà e di umiltà.



