IV Domenica di Quaresima - anno A
Vangelo
Dal Vangelo secondo Giovanni, 9,1.6-9.13-17.34-38
Passando, Gesù vide un uomo cieco dalla nascita. Fece del fango con la saliva, lo spalmò sui suoi occhi e gli disse: “Va’ a lavarti nella piscina di Siloe”. Quell’uomo andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Alcuni non riuscivano a credere a ciò che era accaduto; altri lo interrogavano, lo giudicavano, mettevano in dubbio il segno compiuto da Gesù. Ma proprio quell’uomo, che prima viveva nel buio, poco alla volta arriva a riconoscere chi gli ha cambiato la vita. Quando Gesù lo incontra di nuovo, egli gli dice: “Credo, Signore!”. E si prostra dinanzi a lui.
Tema centrale
Gesù non guarda la sofferenza come una colpa, ma come un luogo in cui può entrare la luce di Dio. Il cieco nato non riceve soltanto la vista; riceve uno sguardo nuovo su di sé, sulla vita e su Dio.
PRIMA DI PRESENTARLO AI RAGAZZI RICORDATI CHE OGGI IL VANGELO DICE CHE…
Il cuore di questo brano non è il miracolo inteso come gesto straordinario; è il modo in cui Gesù guarda una persona ferita. Gli altri partono da una domanda sbagliata: “Di chi è la colpa?”. Gesù invece spezza subito questa logica. Non cerca un responsabile, non umilia, non aggiunge peso a chi già soffre. Si ferma, si avvicina, tocca, accompagna.
Per questo, prima di proporre il Vangelo ai ragazzi, è importante ricordare che oggi non siamo davanti a una pagina sulla punizione o sul peccato come spiegazione automatica del dolore. Siamo davanti a una pagina che ci insegna a guardare diversamente. Gesù mostra che una ferita non definisce una persona; una fragilità non cancella la sua dignità; una fatica non è la prova che qualcuno vale meno.
C’è poi un secondo passaggio decisivo: il cieco nato guarisce anche attraverso un cammino di fiducia. Gesù gli chiede un gesto semplice ma impegnativo: andare, lavarsi, lasciarsi condurre verso una possibilità nuova. Non tutto si risolve in un istante; spesso la luce entra mentre si obbedisce, mentre si compie un passo, mentre si accetta di non restare fermi nel proprio buio.
Infine, il brano fa emergere una verità educativa molto forte: quando una persona cambia davvero, non tutti lo capiscono subito. C’è chi dubita, chi resiste, chi preferisce incasellare l’altro dentro l’immagine vecchia che aveva di lui. Anche i ragazzi vivono spesso questa esperienza. A volte si sentono bloccati negli errori che hanno commesso, nei giudizi ricevuti, nelle etichette che gli altri hanno appiccicato loro addosso. Il Vangelo di oggi dice con chiarezza che per Gesù nessuno coincide con il proprio limite. Lui vede oltre. E insegna anche a noi a farlo.
UNA CHIAVE DI LETTURA ADATTA A LORO
Per i ragazzi e per i bambini questo Vangelo può essere tradotto con una domanda molto vicina alla loro esperienza quotidiana: “Che cosa oggi mi impedisce di vedere bene?”. Non si tratta solo degli occhi. A volte non vediamo bene noi stessi; ci sentiamo sbagliati, esclusi, poco capaci. A volte non vediamo bene gli altri; li giudichiamo in fretta, li prendiamo in giro, li riduciamo a un difetto. A volte non vediamo bene nemmeno il bene che c’è nella nostra vita, perché siamo troppo presi da paure, tristezze o ferite.
Gesù entra proprio lì. Entra nelle zone buie del cuore e non si spaventa. Non rimprovera il cieco nato per la sua condizione, ma lo raggiunge là dove si trova. Questo è il punto da consegnare ai ragazzi con semplicità: quando ti senti nel buio, Gesù non si allontana; si avvicina. Quando pensi di non valere, Gesù ti guarda come una persona preziosa. Quando fai fatica a credere in te stesso, Gesù può insegnarti a vederti con occhi nuovi.
La piscina di Siloe, allora, diventa il segno di un passaggio: dal buio alla luce, dalla vergogna alla fiducia, dal sentirsi “sbagliati” al riscoprirsi amati. Per loro il messaggio può diventare molto concreto: ci sono paure che ci bloccano, tristezze che ci chiudono, parole che ci feriscono; però Gesù può illuminare tutto questo e aiutarci a ricominciare. Non cancella magicamente ogni problema, ma ci dona una presenza che cambia il modo di attraversarlo.
La parola finale da affidare ai più piccoli e ai preadolescenti è questa: Gesù non ti guarda per cercare il tuo errore; ti guarda per tirare fuori la tua luce. E quando lasci entrare la sua luce, inizi a vedere meglio chi sei davvero.




